fbpx

La seconda intervista del nostro ciclo è quella a Carmen Mata Pastor, docente presso l’Università di Malaga, che nella giornata del 20 ottobre dedicherà il suo intervento alla transcreazione, con particolare riferimento al colore e a come questo viene percepito nelle diverse lingue.

Qual è la parte più difficile e la più stimolante della transcreation, o transcreazione?
Secondo me, la parte più stimolante, e anche quella più difficile poiché il tradurre diventa una sfida, è il fatto che nella transcreazione cambia il concetto di fedeltà rispetto alla fedeltà intesa nella traduzione “tradizionale”. Quindi questa fedeltà, che a mio avviso nel caso della transcreazione tende a essere nei confronti del lettore finale anziché nei confronti dell’autore o del testo originale, è la parte più stimolante e più interessante della transcreazione.

Ci può fare qualche esempio in cui un traduttore deve smettere di tradurre e iniziare a transcreare?
Innanzitutto, non credo che ci sia un confine netto tra la traduzione e la transcreazione; credo piuttosto che chi si accinge a tradurre un testo con delle caratteristiche particolari, a un certo punto si trova a transcreare anziché a tradurre e slitta da un’attività all’altra spontaneamente o volutamente. Ma, a prescindere dalla volontà del traduttore, non penso che ci sia una differenza tra un’attività e l’altra: dal tradurre ci si trova, in un determinato momento, a transcreare, semplicemente.

Quali consigli darebbe a un traduttore che vuole sviluppare delle competenze di transcreazione?
Io credo che transcreatori non si diventi. È molto difficile che in una facoltà di traduzione si possa insegnare a transcreare; si tratta piuttosto di sviluppare nei futuri traduttori una capacità o una sensibilità che consenta loro di capire quando devono cominciare a transcreare.

Che cosa si augura di trasmettere a coloro che assisteranno al suo intervento alla GdT?
Mi prefiggo come obiettivo di trasmettere il mio entusiasmo per la traduzione e in questo caso per la transcreazione. Poi, dato che parlerò di traduzione e transcreazione del colore, vorrei mettere in evidenza come certe traduzioni, per esempio “viola” tradotto con white in inglese o blanco in spagnolo, possano essere una transcreazione valida e giustificata, poiché non sempre i nomi dei colori trovano un corrispettivo esatto e prevedibile nell’altra lingua.