Luca Menozzi, socio-titolare di Vertere s.r.l., rivenditore italiano del software SDL Trados e trainer autorizzato SDL, nella giornata del 19 ottobre terrà un seminario in cui illustrerà come installare, configurare e utilizzare i diversi provider di traduzione automatica di tipo neurale su Trados Studio.

Quanto è importante l’integrazione tra traduzione assistita e traduzione automatica, e perché?
Perché lo chiede il mercato, perché se non stiamo al passo col mercato, il mercato ci taglia fuori. Siamo nati in un’era di contemporaneità e dobbiamo essere tecnologicamente pronti per erogare servizi di traduzione. Oggi una parte del servizio di traduzione viene richiesta, o può essere richiesta, con sempre più insistenza, non più sotto forma di traduzione “classica” bensì mediata dall’attività di post-editing, che è frutto di una prima traduzione automatica fatta e successivamente di un’attività di post-editing. Il mercato lo richiede per abbassare i tempi e, di conseguenza, abbassare i costi. Ciò che si va oggi a delineare sul mercato è usare la tecnologia per ridurre il più possibile il time to market, perché i contenuti vengono scritti alla velocità della luce, durano poco, possono essere cambiati sempre e spesso, e hanno una vita più breve, quindi ci sono sempre nuovi contenuti che devono essere tradotti e letti velocemente. Quindi, fondamentalmente, perché il tempo ce lo richiede.

Quali sono i criteri per valutare la qualità dei motori di traduzione neurali?
Non è una risposta facile e ci sono molti dibattiti a questo riguardo. Potrei rispondere così: ci sono varie metriche con cui si può andare a stabilire, da un punto di vista analitico, la qualità del risultato della traduzione automatica. Semplificando, questi software non fanno altro che comparare l’output della traduzione automatica con la sua traduzione umana; vengono fatti dei calcoli matematici e vengono trovati degli indicatori, più o e meno. Ci sono varie metriche e quella più conosciuta e più diffusa si chiama Blue Score, anche se la tecnologia ci dice che essa non è quella ottimale se parliamo di traduzione neurale, ma il fatto che sia la più conosciuta e la più usata rimane una verità. Quindi, facendo di necessità virtù, se compariamo due risultati sarà più facile farlo sulla base del Blue Score, non perché sia il più promettente a livello di indice ma perché è semplicemente il più usato e quindi permette di fare la comparazione. Sarebbe alquanto sciocco comparare un risultato ottenuto con un Blue Score con uno ottenuto con un Meteor, perché staremmo comparando due misure diverse.

Quali sono, a suo parere, i motori di traduzione automatica più promettenti?
Non esistono, perché non ce n’è uno che posso giudicare dalla mia esperienza come il migliore. La mia esperienza mi permetterebbe di dire, al limite, qual è il migliore in una determinata combinazione linguistica, per un determinato tipo di contenuto, scritto in un determinato modo: solo così possiamo individuare il miglior provider o servizio di traduzione automatica. Il mercato ha moltissimi provider, commerciali e non, out-of-the-box (quindi prendiamo il servizio come viene) o che permettono di essere addestrati, ma ogni provider in una determinata combinazione linguistica, per un determinato contenuto, dà un determinato risultato. Quindi, purtroppo, nonostante si parli molto di machine translation e in maniera molto facile, dietro c’è un grosso impegno. Probabilmente oggi la sfida maggiore per un player nel mondo della traduzione non è usare la traduzione automatica (quella è la parte facile), bensì capire qual è il provider che in determinate condizioni dà il risultato migliore. Se vogliamo generalizzare, oggi si parla piuttosto bene di DeepL, di Yandex, di Microsoft, di SDL; poi entriamo nella traduzione automatica adattiva che, piano piano, inizierà a fondersi con la neurale e la neurale addestrata. In un futuro brevissimo avremo la capacità di usare motori neurali che possono essere addestrati con i nostri contenuti ma che saranno adattivi, quindi responsing, quindi auto-apprendenti, cioè che imparano mentre noi facciamo post-editing; è solo questione di tempo, calcolo, di “ferraccio” che fa girare le TPU grafiche, ecc.

Che cosa si aspetta di trasmettere a coloro che parteciperanno al suo laboratorio pratico?
In prima battuta, l’obbiettivo è quello di permettere ai partecipanti di usare correttamente, da un punto di vista informatico, lo strumento SDL Trados collegandolo a più player di traduzione automatica, quindi senza dubbio farli andare a casa sapendo fare una configurazione e saperla utilizzare in maniera propria. Da un punto di vista più informatico-culturale, mi piacerebbe far capire che non è uno scherzo, ovvero non è così facile dire “uso la traduzione automatica”; ci vuole impegno, perché dopo “uso la traduzione automatica” dovrebbe esserci “uso per il cliente la miglior traduzione automatica che oggi il mercato mi fornisce”.