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shutterstock_172852367A determinare il corso della nostra vita, a decidere il successo o meno delle nostre iniziative, non sono tanto gli eventi “concreti” che segnano il nostro cammino, ma anche – e soprattutto – i nostri atteggiamenti mentali. Specialmente per un freelance, la determinazione e la capacità di perseguire i propri obiettivi – a volte avendo il coraggio di cambiare strategie rivelatesi inefficaci – sono ingredienti fondamentali per andare avanti. Positività, tenacia e autostima si possono allenare? Sì, ci spiega Lorenzo Paoli, coach delle abitudini eccellenti e fondatore della società di Coaching Novaxia, attesissimo ospite della Giornata del Traduttore 2016 nell’ambito della quale sarà sia protagonista di uno dei due laboratori collegati, venerdì 14 ottobre, che speaker dell’intervento di apertura la mattina di sabato 15. Lo abbiamo intervistato per voi.

_NIP9574Abbiamo letto online che ha un passato da atleta, praticava kickboxing a livello agonistico. Il passaggio dal coaching “subìto” a quello esercitato sugli altri è stato naturale? Esistono delle analogie tra perseveranza e successo nello sport e perseveranza e successo sul lavoro? Quali sono?

Lo sport è stata una delle più grandi scuole di vita per me. È una “vita” in breve: un atleta “va in pensione” presto, per cui hai la possibilità di vedere che devi rischiare e mettercela tutta se vuoi vincere, perché il tempo a disposizione non è infinito. Inoltre ti mette davanti a ostacoli sempre più grandi e, cosa che fanno purtroppo in pochi, ti fa concentrare sulle tue responsabilità e non su scuse per non andare avanti.
Sicuramente i miei “coach sportivi” hanno avuto una grande influenza su di me, perché in palestra alleni soprattutto la mente, grande protagonista di qualsiasi sfida della nostra vita. Potresti avere il corpo più atletico al mondo, ma se la mente non funziona non vai lontano.
In un mondo dove tutti ci promettono soluzioni facili, ci siamo dimenticati che la perseveranza e la resilienza mentale sono le qualità che ci hanno permesso di progredire. Perseveranza significa non solo andare avanti con testardaggine, ma sapere anche cambiare, trovare soluzioni nuove senza cercare scuse per non fare le cose: a volte questo è l’ostacolo più grande di molti. Noi siamo tutte persone forti, ma siamo anche creature di abitudine e odiamo il cambiamento: ecco perché molti preferiscono mandare migliaia di CV piuttosto che cambiare approccio, nonostante non funzioni.
Il perseverante deve essere in grado di “svoltare” non appena riconosce che la sua strategia non sta funzionando, prendendosi la responsabilità di un cambiamento, senza aspettare che il mondo esterno cambi.

Che tipo di clienti seguite, sono soprattutto aziende o anche privati? Cosa cerca chi si rivolge a voi e quali sono i blocchi più ricorrenti che riscontrate, quali le abitudini che in generale ci impediscono di essere vincenti?

Abbiamo una divisione Corporate che lavora con grandi clienti, soprattutto multinazionali: in questo caso lavoriamo sui team, la loro performance, la gestione del cambiamento e dell’innovazione e lo sviluppo di abitudini mentali ed emozionali in azienda che riducano i conflitti e le inefficienze aumentando l’efficacia delle azioni dei singoli e del gruppo. Insegniamo poi Coaching a chi vuole diventare Coach o Manager Coach con la scuola Coaching University, la più completa a livello di formazione dei Coach nel panorama italiano perché supportata dalla nostra piattaforma di Coaching online, unica in Italia. Infine organizziamo serate e giornate per i privati.
I blocchi più frequenti che riscontro nelle persone sono quelli legati alle vecchie abitudini inefficaci, molto difficili da scrollarsi di dosso. Un’abitudine è una risposta automatica ad un input esterno e, come tale, funziona sotto il nostro livello di consapevolezza. Esistono, secondo la mia classificazione, abitudini mentali, emozionali e comportamentali e le prime due sono particolarmente difficili da individuare. La nostra mente ha bisogno di costruire abitudini mentali e automatizzare processi (pensate a cosa succederebbe se, ogni volta che saliamo in auto, dovessimo ricominciare a imparare a guidare come la prima volta: un disastro…). La mente però fa una pessima selezione all’ingresso: accoglie tutte le abitudini, automatizzando anche quelle più disfunzionali.
È importante quindi essere sempre consapevoli di cosa ci sta bloccando, senza andare a cercare – come molti fanno – colpevoli all’esterno. Riconoscere un’abitudine mentale inefficace è il primo, importante passo per cambiarla. In seguito occorre sperimentare strategie mentali (ed emozionali) efficaci per i risultati che vogliamo ottenere – e per il nostro benessere.

Come funziona a grandi linee un percorso di coaching? Che passaggi implica e più o meno quanto dura? Può sommariamente descrivercelo?

Un percorso di Coaching è un insieme di sessioni in cui il Coach, attraverso le domande, aiuta il cliente a fare chiarezza sugli obiettivi che vuole raggiungere, a trovare la consapevolezza per osservare la situazione reale senza distorsioni e definire strategie efficaci per raggiungere il risultato desiderato. Il Coaching è uno strumento potente perché non è consulenza: è la persona che definisce le proprie strategie, che quindi saranno molto efficaci perché costruite “su misura” per lei, vale a dire saranno le sue strategie motivazionali, mentali ed emozionali più efficaci. Un percorso di Coaching può durare dai 3 ai 6 mesi, e consta, in genere, di 6-12 sessioni da un’ora. In azienda spesso si stupiscono dei grandi cambiamenti che i nostri clienti mettono in atto durante il percorso di Coaching e sorridiamo quando ci chiedono, meravigliati: “Ma cosa gli avete fatto??” sapendo benissimo che noi, oltre a fare domande, non abbiamo fatto nulla. È il cliente che si è messo in gioco e ha avuto il coraggio di cambiare le proprie strategie mentali, sviluppando abitudini eccellenti.

Uno degli aspetti più critici dell’attività imprenditoriale in genere – forse ancor più spiccata per chi opera da freelance – sta a nostro avviso nella difficoltà a mantenere la motivazione, a continuare a perseguire il proprio obiettivo quando i risultati tardano ad arrivare. La motivazione e la fiducia in se stessi si possono allenare? Come? Può darci qualche consiglio che non anticipi troppo del suo intervento alla Giornata del Traduttore?

La motivazione verso un obiettivo complesso è una competenza che si può allenare. La motivazione non si sviluppa raccontandosi fantasie davanti allo specchio, ma prima di tutto conoscendosi molto bene. Come ogni altra cosa, anche la motivazione è un’abitudine: noi abbiamo dei processi intrinseci che ci permettono di trovare la motivazione (vale a dire, il motivo per agire) dentro di noi per raggiungere anche gli obiettivi più complessi. Quello che ci risulta difficile spesso è prenderne consapevolezza, sapere esattamente cosa ci motiva e come possiamo trasferire questa energia fondamentale nella nostra vita in tutti i settori.
È importante avere una Visione, prima di costruire obiettivi, vale a dire un’immagine del futuro desiderato molto chiara e motivante. Potrà sembrare lontana, ma sarà sempre la nostra stella polare, il “perché” facciamo qualcosa. Se quel “perché” non è abbastanza forte, la motivazione non la troveremo. Sarebbe come tentare di fare andare un’auto senza benzina. Possiamo spingerla per qualche centinaio di metri, ma alla fine non andiamo avanti.
La fiducia in se stessi è anch’essa una competenza dell’Intelligenza Emotiva e quindi si può allenare. Spesso però si pensa di poterla allenare in modo teorico, raccontandoci quanto siamo bravi e quanto riusciremo a raggiungere un risultato. Se queste parole contraddicono però le nostre più profonde convinzioni su noi stessi, non riusciremo a convincerci. Sarebbe come mettere il carro davanti ai buoi. La fiducia in se stessi si allena facendo, sperimentandosi, sfidandosi e riconoscendo i propri risultati. È per questo che, dopo la consapevolezza, sono l’esecuzione e l’azione a rivelarsi fondamentali.