Si avvicina a grandi passi la quarta edizione della Giornata del Traduttore, un evento che per molti di noi rappresenta ormai un appuntamento fisso e molto atteso, fonte di nuovi stimoli e ispirazione. Le idee di cui si discute a Pisa a ottobre (ma anche le persone che si incontrano e i progetti che dal confronto con quelle persone prendono vita) ci permettono poi di affrontare con un’iniezione di fiducia e rinnovato entusiasmo le incertezze e le opportunità del nuovo anno lavorativo che ci attende.

La Giornata, come parecchi di voi sapranno, è nata dall’intraprendenza e dalla curiosità dei team di due scuole di formazione per traduttori e interpreti, STL ed EST, che con passione e tenacia hanno cercato di dare forma a un’intuizione, per delineare un’occasione di incontro e confronto tra professionisti unica nel suo genere, che negli anni sta guadagnando un seguito e un risalto sempre maggiori. Ma come si è giunti fin qui? Cosa ha insegnato quest’avventura ai capitani di ventura che l’hanno intrapresa? E quali sono gli obiettivi, le aspettative, il futuro che aspettano quest’iniziativa nata da poco ma già a suo modo “grande”? Abbiamo fatto quattro chiacchiere con gli organizzatori, che ci hanno raccontato più nel dettaglio da dove sono partiti, dove stanno andando e soprattutto dove vogliono arrivare. Portando con sé, ça va sans dire, chiunque scelga di unirsi a loro.

Che vuoto andavate a colmare con la GdT? Da dove è scaturito il progetto?, abbiamo chiesto a Sabrina Tursi, direttrice didattica di STL.

Raffaella, Andrea e Sabrina

Raffaella, Andrea e Sabrina

“Adesso forse deluderò qualcuno che pensa a me come a una razionale organizzatrice di corsi di formazione, sempre attenta ai bisogni formativi della sua utenza e ai vuoti che sarebbe opportuno colmare… ma a voi di doppioverso non posso mentire, perché mi conoscete troppo bene!”, ha risposto. “In generale, quando mi viene in mente qualcosa di nuovo da fare non è perché ho ragionato prima su quello che manca. Non penso mai: ‘ecco, questo non c’è, adesso lo fa STL’. Le idee mi vengono in modo casuale… o meglio, visto che diciamo sempre che il caso non esiste, vi spiego come funziono io: di solito sono lì che faccio qualcosa, percorro una strada delle mie e a un certo punto intravedo un nuovo sentiero che mi sembra da esplorare. Quello lì è il momento preciso in cui inizio a rimuginare e a pensarci su; e immediatamente dopo a rompere le scatole a qualcuno di voi per farmi aiutare a capire se sto delirando e, se non è quello il caso, per cominciare a lavorarci insieme, visto che unire le competenze dà i risultati migliori. E poi, diciamolo, è molto più divertente lavorare così, soprattutto quando si è un gruppo affiatato e collaudato.

Per tornare alla GdT, l’idea è nata un giorno in cui, saltellando da un gruppo Facebook all’altro (era il periodo in cui fiorivano i gruppi per traduttori professionisti amministrati da Frauke Joris e Stefano Kalifire) mi compiacevo del fatto che i traduttori avessero trovato un nuovo modo, in alcuni casi molto efficace, di comunicare, ed era una bella sensazione essere insieme in tanti, tantissimi, a scambiarsi opinioni, aiutarsi nel lavoro di tutti i giorni, confrontarsi, raccontare esperienze… Mi ricordo che ho pensato che sarebbe stato bello portare questo nuovo modo di interagire on line, questa energia e voglia di condivisione ‘virtuale’, in una delle nostre aule, però più grande. Un luogo fisico che potesse contenere tanti colleghi e che servisse da volano per portarci tutti insieme sempre un po’ più avanti, con uno sguardo a noi stessi e al futuro della nostra professione e per crescere grazie alle nostre sinergie.

I miei compagni d’avventura hanno immediatamente colto lo spirito dietro a questo ‘bozzolo’ di idea; grazie a loro i pensieri sparsi sono diventati un progetto preciso e tutto si è concretizzato in brevissimo tempo. I nostri allievi, poi, hanno fatto il resto. Le edizioni successive alla prima sono semplicemente il risultato del lavoro portato avanti a cento e più mani, in occasione dei convegni e durante l’anno, chiacchierando, riflettendo, condividendo esperienze, preoccupazioni e ambizioni”.

“La GdT è stata fin dai suoi esordi un progetto sperimentale ambizioso e un po’ avventuroso in cui abbiamo cercato di scardinare alcuni stereotipi che accompagnano ancora oggi la professionalità del traduttore”, ribadisce Andrea Spila, direttore di EST. “L’idea che il traduttore sia un topo di biblioteca, fondamentalmente chiuso e solitario, che conosce bene una o più lingue straniere, un dizionario ambulante che riesce magicamente a traslocare significati da una lingua all’altra. Quello strano personaggio che alla domanda ‘che lavoro fai?’ risponde sottovoce con un timido ‘sono una traduttrice’, ben sapendo che il suo coming out verrà accolto da un silenzio imbarazzato o, nel migliore dei casi, da domande difficili come ‘ah, in tutte le lingue?’.

Abbiamo iniziato parlando di specializzazione e formazione professionale, durante la prima edizione della GdT, nel lontano 2013. Il secondo anno abbiamo affrontato il tema dell’internazionalizzazione, con il titolo Prepariamoci a un mondo diverso. Lo scorso anno abbiamo parlato di networking e marketing personale e tra poco più di un mese ci occuperemo del ruolo dell’innovazione e della creatività. Mi sono chiesto: qual è il filo rosso che unisce queste quattro edizioni? A me pare che le nostre scuole abbiano cercato in questi anni di lavorare soprattutto sull’apertura, sulla necessità di uscire dal proprio guscio per guardare, con curiosità e sorpresa, al mondo che ci circonda, alle altre professioni, alle tecnologie, ai clienti. Insomma, abbiamo smesso di guardarci l’ombelico e ci siamo affacciati alla finestra, superando paure e abitudini soffocanti, abbandonando la nostra rassicurante comfort zone”.

Un obiettivo ambizioso, quindi, quello di uscire dal bozzolo per sfruttare le opportunità di crescita offerte dal confronto con il mondo esterno e con l’altro da sé a una professione tradizionalmente intesa come autoreferenziale e raggomitolata su se stessa. L’avete raggiunto?, abbiamo chiesto ancora ad Andrea. Qual è la lezione più importante che avete imparato da queste tre edizioni?

“Queste nostre premesse, il superamento degli stereotipi e l’apertura, ci hanno permesso di imparare una lezione preziosa, ossia il fatto che quello che conta davvero sono le relazioni. Sentiamo parlare ovunque di futuro della professione, di nuove tecnologie, di marketing e di imprenditorialità. Sono i temi imprescindibili sui quali ci confrontiamo quotidianamente, i temi sui quali le nostre scuole hanno costruito i propri percorsi di apprendimento professionalizzanti. Le centinaia di colleghi e colleghe che abbiamo incontrato nelle prime tre edizioni della GdT hanno apprezzato questi contenuti didattici, ma ci hanno anche fatto capire che si aspettavano qualcosa di più, ossia un’opportunità di dibattito e di confronto sincero e aperto, un evento in cui poter scardinare vecchie convinzioni e creare nuove relazioni. Oggi, per noi, è questo il vero spirito della Giornata del Traduttore”.

La strada è ancora lunga, ma la voglia di proseguire il cammino c’è tutta, come osserva Raffaella Moretti di EST, che alla domanda Come vedi il futuro della GdT nell’arco dei prossimi cinque anni? risponde: “Spero che nel futuro la GdT continui a crescere e a essere sempre di più un appuntamento fisso per i traduttori professionisti, ma anche per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Abbiamo dedicato molto impegno alla costruzione di un evento che sia sì interessante sotto il punto di vista dei temi affrontati, ma che rappresenti anche un’occasione imperdibile di incontro e dialogo tra colleghi. Lo spazio dedicato al networking è stato da subito molto apprezzato, perché sappiamo quali bellissime collaborazioni possono nascere da occasioni come la GdT”.

E conclude con un occhio alla pragmaticità, sottolineando come tutta questa logica di confronto e condivisione possa – e debba – rivelarsi fruttuosa anche sul piano economico, coinvolgendo nello scambio anche settori che tradizionalmente ci vedono solo come fornitori e prestatori d’opera: “Il mio sogno è che questa occasione di networking possa allargarsi sempre di più includendo potenziali clienti interessanti, come i produttori locali e gli operatori del turismo toscano”.

Curiosità, innovazione, coraggio di guardare al di là del proprio naso ed esplorare strade non battute: tutte sfide perfettamente incarnate dal tema dell’imminente Giornata. “Quest’anno la quarta edizione si intitola Un’idea ti cambierà”, chiosa Andrea. “Siamo convinti che le idee più fertili nascano dall’incontro con gli altri, dal fare rete, dall’aprirsi alle opportunità e ai rischi. Per questo non vediamo l’ora di scoprire, come tutti gli anni, in che modo la Giornata ci cambierà”.