Mirko Saini è uno dei massimi esperti in Italia di reputazione online e di LinkedIn, un social di cui molti professionisti – non solo nel settore della traduzione e localizzazione – non hanno ancora colto appieno le dinamiche e che fanno quindi ancora un po’ fatica a sfruttare in tutte le sue (innumerevoli) potenzialità. Padrone di casa del seguitissimo blog LinkedInCaffè, Mirko è formatore e consulente per aziende e liberi professionisti e, come scrive lui stesso nella sua presentazione, “aiuta a trovare nuovi clienti con il web sviluppando per loro strategie e ottimizzando strumenti e risorse digitali e non”. Mirko sarà con noi alla Giornata del Traduttore venerdì 13 ottobre, per un laboratorio pratico di tre ore rivolto ai traduttori, per aiutarli a scoprire le dinamiche e le strategie più idonee per costruire la propria identità online e “farsi notare” da potenziali nuovi committenti. Lo abbiamo intervistato per voi.

A che punto è LinkedIn in Italia? Come lo usiamo noi italiani?

Innanzitutto buongiorno a tutti e grazie per questa opportunità. LinkedIn in Italia gode di ottima salute. È indubbio. Negli ultimi tre anni si è registrato un forte incremento di iscritti e il numero di utenti attivi è notevolmente aumentato. Ciò su cui noi italiani dobbiamo lavorare è nel capirlo e nell’imparare a utilizzarlo meglio. Vedo troppi errori dovuti principalmente a una scarsa conoscenza non solo degli aspetti tecnici ma soprattutto delle dinamiche che governano questo social, molto diverso da tutti gli altri.

Quali sono gli errori più frequenti che si rischia di commettere su LinkedIn? Ce ne dici tre proprio da evitare se non vogliamo bruciarci la reputazione?

Il primo: sottovalutare l’importanza del profilo personale. Questa sezione rappresenta la nostra identità digitale ed è lo spazio deputato a far comprendere al nostro target (qualunque esso sia) cosa possiamo fare noi per lui. Non è il luogo deputato all’autoreferenzialità e soprattutto non ha nulla a che fare con il concetto di curriculum vitae.

Secondo: forse il più scontato. LinkedIn non è Facebook. Non solo perché sono due social nati e cresciuti con finalità antitetiche ma anche perché tecnicamente sono strutturati diversamente. Molti italiani nascono dal punto di vista social con Facebook e replicare dinamiche che lì funzionano importandole in LinkedIn spesso equivale a farsi del male.

Terzo: questo è rivolto alle aziende (e anche ovviamente a chi ci lavora). LinkedIn non è un luogo per solisti. LinkedIn è un gioco di squadra. Comprenderlo significa avvantaggiarsi sulla concorrenza.

E un asso nella manica? Una carta vincente?

Ora come ora è semplice: esserci e utilizzarlo bene. In LinkedIn ci sono praterie per chi vuole percorrerle. Sono pochissime le aziende e i professionisti che ne hanno compreso la reale potenza. Entrare oggi, formarsi e imparare a utilizzarlo strategicamente significa crearsi un vantaggio competitivo sulla piattaforma poi difficilmente colmabile dai competitors.

Ci sono a tuo avviso particolari vantaggi che un traduttore o esperto di localizzazione nello specifico potrebbe ricavare dalla presenza su LinkedIn rispetto ad altre piattaforme social? Se sì, quali? Perché per un traduttore è importante partecipare al tuo laboratorio?

Esserci (in maniera oculata ovviamente) porta due vantaggi: permette di arrivare al cliente finale (l’azienda) saltando l’intermediario, permette di distinguersi, posizionarsi e quindi di elevare il proprio “scontrino” medio.

Cosa rappresenta secondo te un evento come la Giornata del Traduttore nel panorama degli incontri organizzati nell’ambito della traduzione e come interpreti questa progressiva apertura degli esperti del settore ad aspetti non solo esclusivamente “pratici” del lavoro, questa sempre maggiore attenzione a elementi come la costruzione della reputazione online, la presenza social, ecc.?

In realtà io considero la comunicazione come un elemento non solo pratico ma imprescindibile dell’essere un professionista che vuole posizionarsi sul mercato. Negli Stati Uniti viene insegnato prima a comunicare, promuoversi e vendere e poi a realizzare il proprio servizio/prodotto. Noi italiani abbiamo una cultura diversa. Crediamo che basti saper fare per vendere. In realtà non è così. E imparare a farlo è indispensabile in un mercato saturo come quello in cui ognuno di noi opera.

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