Sempre più all’ordine del giorno, nel settore linguistico, è il tema del posizionamento: i professionisti della traduzione e localizzazione sono sempre più numerosi, e sempre più imperativo (e difficile) diventa elaborare delle strategie utili a differenziarsi e “spiccare” per non soccombere nel mare magnum di chi offre i nostri stessi servizi (o peggio ancora, dei sistemi – sempre più sofisticati ed efficienti – di traduzione automatica).

Preziosa miniera di dritte in questo senso è il recente ebook Il traduttore insostituibile. Specializzazione e posizionamento per i professionisti della traduzione di Marco Cevoli, traduttore tecnico, formatore e cofondatore dell’agenzia di traduzione e localizzazione Qabiria. E proprio a partire dal suo libro, Marco sarà con noi a Pisa per la Giornata del Traduttore, venerdì 13 ottobre, per un laboratorio pratico di due ore in cui approfondire e mettere alla prova suggerimenti e tecniche per migliorare il proprio posizionamento sul mercato. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per saperne un po’ di più su quello che ci aspetterà a Pisa.

Insomma, fare personal branding oggi per noi traduttori è diventata una componente imprescindibile della nostra attività, un lavoro nel lavoro. Ci dici tre frecce che proprio non possono mancare al nostro arco, tre strumenti di promozione di cui oggi un professionista del settore linguistico non può proprio fare a meno?

Avere una solida presenza online è senz’altro il punto da cui partire. Non c’è bisogno di avere un sito sterminato, ma bisogna farsi trovare da chi cerca un professionista del nostro tipo. All’interno di questo sito potrebbe avere senso anche un blog, ossia un modo di affermare la nostra competenza attraverso contenuti di interesse per i potenziali clienti. Infine, va rivolta l’attenzione anche al mondo dei social media, LinkedIn in primis, che può essere un’ottima fonte di contatti utili. Quindi: sito, blog e profilo su LinkedIn.

Le modalità di promozione tradizionale (lettera di presentazione, CV…) non funzionano più molto, o meglio non funzionano nella loro forma tradizionale: è necessario adeguare le nostre strategie di comunicazione al nuovo scenario digitale e multimediale. Secondo te qual è la forma di comunicazione su cui in futuro converrà puntare di più? Videocurriculum, organizzazione eventi, distribuzione di contenuti gratuiti, …

Ciascun mezzo di promozione risponde a una precisa necessità e va usato nel giusto contesto. La stragrande maggioranza delle agenzie di traduzione seleziona i collaboratori ancora mediante lettura dei CV, per cui avere un CV aggiornato, sintetico e accattivante è pressoché obbligatorio. Chi davvero vuole spiccare sul resto dovrebbe produrre contenuti, non necessariamente tutti gratuiti, che siano un riflesso delle proprie abilità e competenze, che facciano dire al potenziale cliente: “Però, è davvero un esperto!”. Attenzione, però: vedo spesso blog di traduttori che parlano ad altri traduttori, approfondendo aspetti prettamente settoriali, linguistici, terminologici. Chiediamoci sempre se il cliente è interessato proprio a quegli argomenti o se, magari, bisogna aggiustare il tiro.

Tu sei consulente aziendale, formatore, grafico, traduttore, di recente anche scrittore con il tuo primo romanzo autopubblicato, Uziversitari. Sei la prova vivente di quanto l’identità professionale sia un qualcosa di fluido, e di quanto nella nostra attività possiamo – e dobbiamo – esplorare mille direzioni, e non fissarci su un’idea originaria e immutabile di noi stessi. Qualche consiglio per mantenere questa flessibilità e lasciare che il nostro “brand” cresca insieme a noi?

Tutto il mio lavoro è il risultato delle mie uniche abilità: leggo in fretta e scrivo correttamente in italiano. Mi sono trovato a tradurre quasi per caso, e – onestamente – trovo molto più interessante tutto quello che sta attorno all’attività di traduzione in quanto tale (tecnologia, project management, selezione delle risorse, miglioramento dei processi) che la traduzione stessa. Il mio percorso quindi è stato di avvicinamento, conoscenza e – ora – di parziale allontanamento. Nell’organizzazione dell’evento cerco di portare questo punto di vista, un po’ diverso da chi alla professione è arrivato per scelta o per vocazione. La flessibilità è un requisito essenziale per qualsiasi professionista del XXI secolo: tutto si muove così velocemente che non si può restare fermi, né arroccati su posizioni inamovibili. La questione non è esplorare attivamente mille direzioni diverse, ma essere in grado di cogliere le occasioni, che possono sì arrivare da ogni direzione, pur avendo ben chiara la meta che vogliamo raggiungere e considerare, volta per volta, se quell’occasione ci avvicina alla nostra meta o ci allontana da essa.

Come si svolgerà il laboratorio? Puoi anticiparci qualcosa su come sarà strutturato? I partecipanti avranno anche la possibilità di sottoporti eventuali materiali che già utilizzano per la loro promozione, in modo da analizzare insieme eventuali punti deboli e di forza delle loro attività di posizionamento?

Proprio così. Il laboratorio passerà in rassegna gli argomenti dell’ebook (che sarà dato in omaggio ai partecipanti), ma applicandoli a casi concreti. Ai partecipanti, qualche settimana prima del workshop, chiederemo di mandare i loro CV, brochure e siti, per usarli come spunti per la riflessione comune. In due ore non ci sarà il tempo di esaminarli tutti, ma farò il possibile per chiarire tutti i dubbi e rispondere a tutte le domande.

Quello fra te e la Giornata del Traduttore è un rapporto di lunga data: l’hai vista quasi nascere, ne hai seguito l’evoluzione e la crescita, in termini di affluenza e di ampiezza delle tematiche trattate. Cosa pensi che la distingua da altri eventi tematici dedicati alla traduzione e che direzione ti piacerebbe prendesse in futuro?

A Cesare quel che è di Cesare: io ho solo partecipato come relatore in un paio di occasioni e, quest’anno, ho affiancato Sabrina Tursi nella posizione di “avvocato del diavolo”, che mi si confà specialmente, fra l’altro. Il caso ha voluto che qualcuno dei relatori passati e presenti sia arrivato (anche) su mio suggerimento, ma il grosso del lavoro (ed è davvero un lavoraccio) ricade sulle spalle di STL e di EST. Precisato questo, sono sempre stato molto affascinato dalla passione che si respira nelle sale dell’Hotel Duomo, sede dell’evento. Altri congressi del nostro settore sono particolarmente asettici, come se a una maggiore seriosità corrispondesse una maggiore professionalità. La GdT invece riesce a essere coinvolgente ma anche “vicina” e questo è un grande pregio, frutto di una scelta oculata dei relatori e del coinvolgimento in prima persona degli organizzatori. Il futuro? Difficile a dirsi. La tassonomia degli argomenti relativi alla traduzione non è infinita, per cui è inevitabile che ci si dovrà ripetere, almeno in parte. Tuttavia, mi piacerebbe che si mantenesse un equilibrio fra tematiche utili ai neo-traduttori ma anche a chi ha un po’ di esperienza in più. E, infine, sarebbe bello che ci fosse sempre più un intrecciarsi di esperienze con i professionisti di settori limitrofi, come grafici, redattori tecnici, professionisti dell’editoria, etc. Alla fine, l’arma di promozione e di marketing più potente è il networking!